Filippo's profileIl laboratorioPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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January 06 NeveLa guardava stupefatto, con gli occhi spalancati, la bocca che non sapeva bene quanto aprirsi. Forse da piccolo l’aveva vista, qualche mucchietto ormai sporco al bordo della strada, ultimo, tenace sopravvissuto alla pioggia e alla crudele temperatura positiva. Ma mai ne aveva vista così tanta, così all’improvviso. E se ne stava lì, impalato, appeso al nastro ruvido della tapparella, a contemplare quel bianco senza fine, punteggiato qua e là da un pezzo di comignolo, dallo specchietto di un’auto, dalla parte inferiore del ramo di un albero. E già immaginava il momento in cui la neve non sarebbe arrivata solo dal cielo, ma anche da terra, quando quell’infinito cuscino sarebbe diventato alto abbastanza da ricoprire ogni cosa. Pensava a quanto poco spazio occupassero, in fondo, gli uomini e la natura. Sarebbero bastati pochi metri di quello zucchero filato per ricoprire tutto, per sempre. Perché quando sei ricoperto, quando non vedi più il cielo, non conta che fuori ci sia qualcuno a scavare, o un sole a sciogliere tutto. Là sotto non può essere che per sempre. Se li immaginava, gli uomini primitivi, durante l’era glaciale, che seppellivano i loro morti nella neve, invece che nella terra. E non riusciva a non pensare che a lui sarebbe piaciuto molto di più. Chi avrebbe di certo resistito di più, prima di sparire, sarebbe stato il vecchio cerro, il più alto. Più alto delle case e di tutto quello che gli avessero costruito intorno. Ormai consumato dal tempo, con quel suo tronco nodoso e arcuato, i rami come infiniti figli e nipoti, nude generazioni smagrite dal gelo dell’inverno, intrappolate in sottili corazze di ghiaccio. Proprio le più giovani, quelle aggrappate più in alto, sarebbero state le ultime a vedere il cielo, comunque bianco, comunque innevato. Il suo sguardo si portò oltre le cime ormai poco delineate dei tetti dei vicini, soffermandosi sull’immensa e ondulata distesa dei campi, così perfetti nella loro liscia superficie, nelle loro curve sinuose. Voleva camminarci in mezzo, a braccia spalancate, sentirsi totalmente parte di quella perfezione, ma subito si rese conto che sarebbe stato solamente un neo su quella guancia. Che le tracce dei suoi passi non sarebbero state altro che cicatrici. Certe cose non si può che guardarle. Non si rovina una bellezza solo per il gusto di farne parte. Comments (3)
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